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Mostra Malinconia

L’Accademia d’Ungheria in Roma, dopo la mostra Mostra del pittore ungherese Premio Munkácsy János Bozsó Paesaggi – sentimenti, torna con un secondo appuntamento per promuovere i capolavori dell’arte ungherese nella capitale.

Giovedì 23 marzo p.v. alle ore 19.30 presso la Galleria dell’Accademia d’Ungheria in Roma (Palazzo Falconieri – Via Giulia, 1) verrà inaugurata la mostra Malinconia Opere dei Grandi Maestri della pittura classica ungherese (1878-1969) -provenienti dalla collezione Antal – Lusztig (Debrecen).

Al vernissage saranno presenti Dr. István Puskás, direttore dell’Accademia d’Ungherai in Roma, Dr. László Papp, sindaco di Debrecen, Gábor Gulyás, curatore della mostra e Péter Antal, proprietario della collezione Antal-Lusztig.

La mostra proveniente dalla maggiore collezione privata ungherese d’arte figurativa, presenta dei capolavori che raffigurano ad altissimo livello la tematica della malinconia e danno un quadro piuttosto completo di uno dei periodi forse più interessanti della pittura ungherese.

Verranno esposte 41 opere di 22 pittori classici ungheresi che godono di altissima considerazione a livello mondiale, tra cui Margit Anna, IMRE ÁMOS, Dezső Czigány, Béla Czóbel, István Dési Huber, ISTVÁN FARKAS, SIMON HANTAI, Béla Kondor, Dezső Korniss, József Koszta, LÁSZLÓ MOHOLY-NAGY, MIHÁLY MUNKÁCSY, István Nagy, JUDIT REIGL, JÓZSEF RIPPL-RÓNAI, György Román, János Tornyai, László Mednyányszky,  József Nemes – Lampérth, István Szőnyi, Lajos Vajda, Erzsébet Vaszkó.

Nella cultura moderna ungherese – con particolare riguardo alla poesia e all’arte figurativa- la malinconia risulta essere uno degli argomenti più trattati. L’uomo malinconico nei confronti dei propri limiti e della fine inevitabile della vita umana, dispone di una straordinaria conoscenza, ciónonostante effimera. Egli rimane indifferente a tutto, ai come e ai perché – tuttavia questo lascia trapelare l’ombra dell’onnipotenza divina, nonché il gesto faustiano della dissoluzione. Il soggetto malinconico perde inevitabilmente la testa, come affermò l’eminente storico dell’arte, Aby Warburg (1866-1929) riguardo alla famosa incisione in rame Malinconia (1514) di Dürer.

BIOGRAFIE PITTORI ESPOSTI ALLA MOSTRA

Margit Anna (1913, Budapest – 1991, Budapest)

Pittrice, moglie del noto pittore Imre Ámos.
Studia all’Accademia di Belle Arti di Budapest sotto la guida di János Vaszary. Nel 1936 inaugura la sua prima collettiva insieme al marito Imre Ámos presso il Museo Ernst (CLXI Mostra collettiva del Salone Internazionale). Nel 1937 trascorre tre mesi a Parigi insieme al marito in occasione dell’Esposizione Mondiale. In quell’occasione conosce Marc Chagall che la influenzerà notevolmente. Rimane ben presto vedova, poiché il marito nel 1944 muore in un campo di lavoro forzato. La sua arte risente degli avvenimenti della Storia e tema ricorrente delle sue opere diviene l’uomo divenuto una specie di fantoccio in balia del destino. I suoi quadri cominciano ad assumere toni sempre più espressivi e surrealisti. Nel 1949 viene messa sull’indice, dal 1960 viene inserita tra gli artisti “tollerati”. Nel 1970 realizza la propria Ars poetica su una tela con olio, realizzata con collage di fotografie. Dal 1984 La collezione Imre Ámos – Anna Margit viene custodita in un museo indipendente a Szentendre.
 
Imre Ámos (1907, Nagykálló – 1944, Ohrdruf )
Nasce a Nagykálló nel 1907, nella provincia di Szabolcs, con il nome di Imre Ungár. Dopo la morte del padre avvenuta nel 1912 si trasferisce insieme alla madre nella casa del nonno paterno, Adolf Liszer, insegnante e talmudista, dove trascorre la sua infanzia. Nel 1925 consegue la maturità nel Liceo reale ungherese di Nagykálló, dopodiché si reca a Budapest e lavora nelle Officine Lang come argentatore e pittore. Tra il 1926-29 studia ingegneria al Politecnico di Budapest. Nel 1929 viene ammesso alla facoltà di Pittura dell’Accademia delle Arti figurative di Budapest. Il suo maestro è Gyula Rudnay. Nel 1930 presso la scuola privata di Béla Kreisl conosce Margit Anna nella quale trova una compagna e un’amica per la vita. Nel 1931-34 partecipa ogni anno al Salone primaverile della Società Színyei. Nel 1934 assume ufficialmente il nome di Ámos. Nel 1935 mette in mostra i suoi dipinti alla CLII. Mostra collettiva del Museo Ernst, il 20 maggio sposa la pittrice Margit Anna. Porta a termine i suoi studi all’Accademia di Arti figurative. In estate si reca in visita per la prima volta a Szentendre. Nel 1936 inaugura una mostra insieme a Margit Anna nel Museo Ernst (CLXI Mostra collettiva del Salone Internazionale). Nel 1937 trascorre tre mesi a Parigi insieme a Margit Anna in occasione dell’Esposizione Mondiale. Mostra i suoi quadri a Marc Chagall che ne parla con apprezzamento. Diviene membro della Nuova Società di Arti Figurative (Képzőművészek Új Társaság, KUT). Nell’estate del 1938 dipinge a Szentendre. Nel 1939 diviene membro dell’Associazione Artistica del Salone Nazionale. Partecipa alla mostra OMIKE. Allestisce insieme a Margit Anna una mostra nel loro atelier. Nel 1940 a causa delle sue origini ebraiche lo mandano al servizio di lavoro obbligatorio. Da settembre a dicembre a Nagykáta, poi a Balatonaliga, dove lavora ai cantieri ferroviari. Nel febbraio del 1941 partecipa alla II Mostra di Arti Figurative dell’Azione d’Arte OMKE. A marzo lo mandano al servizio di lavoro obbligatorio per tre mesi. In estate dipinge a Szentendre. Il 18 marzo del 1942 lo mandano nuovamente al servizio di lavoro obbligatorio. Ad aprile inviano il suo corpo d’armata in Ucraina, al fronte russo. Nel 1943 in Ucraina si ammala di polmonite bilaterale, poi di tifo petecchiale. 14 mesi dopo, a giugno, può finalmente rientrare in patria. Tra marzo ed aprile del 1944 disegna l’Apocalisse, una serie di 12 fogli. Il primo giugno lo portano di nuovo al servizio di lavoro obbligatorio. Prima a Jászberény, poi a Szolnok. A Szolnok disegna in un quaderno a quadretti le sue visioni sconvolgenti. Ad ottobre lo portano a Budapest. Incontra la moglie, Margit Anna, nella caserma di Via Lehel, e le dà il quaderno a quadretti che contiene i suoi ultimi lavori: il Libro dei disegni di Szolnok. A novembre la sua compagnia parte per il fronte austriaco. Non farà più ritorno dal campo di concentramento di Ohrdruf – Nord in Turingia.
 
Dezső Czigány (1883, Budapest – 1937, Budapest)
Pittore ungherese. Completa i propri studi come allievo di Simon Hollósy a Budapest, poi a Monaco e alla colonia artistica di Nagybánya. Nel 1905 frequenta l’Académie Julian de Paris sotto la guida del pittore storico Jean –Paul Laurens. Espone le proprie opere per la prima volta nel 1906 presso le Salon des indépendantes. Risente dell’influenza di Cézanne, Gauguin, Matisse e Vallotton. Nella seconda metà del decennio attira l’attenzione con i suoi ritratti eseguiti nello sile del favismo ungherese. La critica di allora accoglie con proteste il suo autoritratto con capelli verdi che espone nel 1909 alla prima collettiva del “gruppo degli Otto” (Nyolcak), intitolata “Nuovi quadri”. A partire dal 1910 la sua pittura risente sempre di più dell’influenza di Cézanne. Nel 1911 partecipa ad una nuova mostra collettiva del “gruppo degli Otto” e dei pittori di Nagybánya. In qualità di pittore moderno predilige la colonia artistica di Kecskemét a quella di Nagybánya. In seguito alla Prima guerra mondiale vive in Francia. Muore suicida nel 1937.
 
Béla Czóbel (1883, Budapest -1976, Budapest)
pittore ungherese premio Kossuth, considerato uno dei rappresentanti dell’Avanguardia e dell’École de Paris. Tra il 1902-1906 fu allievo di Béla Iványi-Grünwald alla colonia artistica di Nagybánya in Transilvania. Compie i suoi studi all’Accademia di Belle Arti di Monaco (1902,1903) per proseguire poi all’Académie Julian di Parigi sotto la direzione di Jean-Paul Laurens. A Parigi Czóbel conosce Henri Matisse e prende parte al Movimento Fauve. Nel 1906 espone insieme ai fauves, tra cui Derain, Vlaminck, Braque e Matisse presso le Salon d’autumne, consacrato al Favismo nel 1905. Sempre a Parigi conosce altri pittori ungheresi, tra cui Ödün Márffy, Róbert  Berény, insieme ai quali dà vita nel 1909 al primo gruppo avanguard ungherese chiamato Gli otto. Durante la prima guerra mondiale si stabilisce a Bergen, in Olanda. Tra il 1919-25 Czóbel vive a Berlino dove scopre l’espressionismo tedesco, poi prosegue a Parigi. Nel 1940 fa rientro in Ungheria e si stabilisce a Szentendre.
 
István Dési Huber (1895, Nagyenyed – 1944, Budapest)
Pittore premio Kossuth, grafico. Interrompe i propri studi liceali incominciati presso il Collegio Bethlen per imparare qualche professione. Dopo anni di tira e molla nel 1914 viene reclutato volontariamente. Nel 1918 al suo rientro dal fronte, torna a Dés e impara dal padre il mestiere di orafo.Nel 1921 si stabilisce a Pest e lavorando di giorno alla fabbrica di argento di Polgár frequenta il corso serale della Scuola d’arte applicata nonché la scuola libera di Artúr Podolini –Volkmann. Tra il 1924-27 vive a Milano insieme a Andor Sugár e presso l’atelier di Béla Krón impara la tecnica dell’incisione in rame. Partecipa alla mostra internazionale di incisioni in rame di Firenze e alla Quadriennale di Torino. Al suo rientro in Ungheria espoáe le proprie opere presso la libreria Mentor. Nel 1928 presso il Kovàcs Szalon viene esposta la sua serie di 8 pagine di incisoni in linoleum. Nel 1930 partecipa alla mostra collettiva ”Nuovi artisti progressivi” (Új progresszív művészek), e diviene uno dei fondatori dell’atelier degli artisti socialisti in via Vasvári. Nel 1938 partecipa ad una mostra collettiva insieme a Jenő Barcsay e Zoltán Székessy presso il Museo Ernst di Budapest. Nel 1958 viene insignito postumus del premio Kossuth.
 
István Farkas (1887, Budapest – 1944, Auschwitz)
Pittore ed editore ungherese, vittima dell’Olocausto. Considerato uno dei maestri indiscussi della pittura ungherese del secolo scorso, apprezzato da André Salmon, Le Corbusier, paragonato a Matisse, Dufy. Dopo essersi formato presso la colonia artistica di Nagybánya, nel 1912 si traferisce a Parigi, dove entra a far parte del circolo dei pittori cubisti dell’Académie de La Palette diventando amico di André Salmon, il quale in seguito scriverà una monografia a lui dedicata. Nel 1914 prende parte alla Prima Guerra Mondiale come volontario nell’esercito austro-ungarico e durante le ostilità viene fatto prigioniero di guerra in Italia. Nel 1924 tiene la sua prima mostra personale presso l’Ernst Múzeum. Nel 1925 torna a Parigi dove entra a fare parte del giro di artisti che frequentano il Café de la Rotonde nel quartiere di Montparnasse. I suoi anni più felici sembrano essere quelli fra il 1925 e il 1929, quando l'artista comincia ad usare tempera su legno anziché olii, specialmente in dipinti di nature morte e paesaggi sottomarini astratti. Le rare figure, in questo periodo, sono anch'esse astratte e i colori sono puri e brillanti. Il periodo più significativo è tuttavia quello degli anni 1929-32, quando i colori, pur restando puri, si fanno più tenui. I soggetti quasi espressionistici dei suoi quadri rivelano qui il dramma della solitudine umana - ricordi, sogni e visioni che Farkas fa rivivere sulla superficie del legno. Nel 1932, in qualità di unico erede, prende in mano la casa editrice Singer&Wolfner e inizia a pubblicare lavori più progressisti e innovatori. Nel 1932 e 1936 allestisce due mostre importanti all’Ernst Múzeum. Mentre lo spettro del nazi-fascismo comincia ad alzarsi sull'Europa, Farkas realizza la serie dei grandi quadri 'tragici' del 1941, che con la loro atmosfera profeticamente cupa, catturano tutta la drammatica ineluttabilità di una società in marcia verso il baratro. Dopo questa parentesi il pittore fugge ancora dal mondo e torna all'intimità della sua casa-studio di Szigliget, vicino al Lago Balaton e alle nature morte. Il suo destino, dopo la persecuzione e la deportazione, avrà il suo tragico epilogo ad Auschwitz.
Durante il suo secondo periodo di permanenza a Parigi, dal 1925 al 1932, Farkas viene molto apprezzato dai critici d'arte (inclusi André Salmon, Pierre Louis Flouquet) e dai collezionisti privati (Le Corbusier, Auguste Perret ed altri). I primi paragonano il suo talento a quello di Matisse, Dufy e degli altri membri dell'École de Paris. Ma il successo e l'acclamazione riscontrati a Parigi tra la fine degli anni '20 e l'inizio degli anni '30 vengono quasi completamente cancellati al suo ritorno in Ungheria. Come ha scritto lo storico d'arte Eugene Kolb (1898-1959), 'In Francia Farkas era visto come un tipico ungherese... mentre in Ungheria era considerato del tutto francesizzato'. L'artista non fece mai parte di gruppi o movimenti e la sua opera, prematuramente interrotta dal nazismo, fu quasi interamente soppressa nei primi decenni successivi alla sua scomparsa da un regime che la bollò come 'l'espressione di valori decadenti e borghesi'.
 
Simon Hantai (1922, Biatorbágy – 2008, Parigi)
pittore ungherese naturalizzato francese dal 1966, generalmente associato con l'arte astratta. Simon Hantai compie i suoi primi studi artistici all'Accademia di Belle Arti di Budapest sotto la guida di Vilmos Aba Novák e Béla Kontuly. Nel 1948 si reca con una borsa di studio del governo ungherese all'Accademia d'Ungheria di Roma, prende a girare l'Italia a piedi e si sposta poi lo stesso anno a Parigi, dove entra presto in contatto con André Breton, il quale nel 1953 organizza la sua prima mostra. Hantai, inizialmente vicino al movimento del Surrealismo, viene considerato da Breton il nuovo grande pittore del movimento, dal quale si allontana negli anni '50 per sviluppare un lavoro astratto e singolare. Simon Hantai è conosciuto per essere il creatore della tecnica, iniziata nel 1960, del pliage comme méthode. Ha rappresentato la Francia alla Biennale di Venezia del 1982. Il Centre Pompidou di Parigi ha dedicato all'artista due retrospettive, nel 1976 e nel 2013, e ospita un’importante collezione dei suoi lavori, presenti anche al Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris.
 
Béla Kondor (1931, Pestszentlőrinc – 1972, Budapest)
Pittore premio Munkácsy, grafico, poeta. Tra il 1951 -56 studia all’Accademia di Belle Arti di Budapest prima alla facoltà di pittura per passare poi a grafica. Fu allievo di Jenő Barcsay, János Kmetty e Károly Koffán. La sua prima esposizione si tiene nel 1954.
 
Dezső Korniss (1908, Beszterce – 1984, Budapest)
Pittore, professore universitario, membro della Scuola Europea, grafico, scenografo, personaggio prominente delle tendenze neoavanguardie ungheresi (surrelaismo, arte nonfigurativa).Tra il 1923-25 studia presso la scuola privata di Artyr Podolini- Volkmann per proseguire poi all’Accademia di Belle Arti di Budapest (1925-29) sotto la guida di István Csók e János Vaszary. Tra il 1930-31 compie un viaggio di studio a Parigi, Bruxelles e Amsterdam. Nel 1945 diviene membro della Scuola Europea, che cessa la propria attività nel 1948. Dal 1949 vive e opera in solitudine.
 
József Koszta (1861, Brassò – 1949, Budapest)
Pittore premio Kossuth, uno dei rappresentanti più illustri della Scuola della Grande Pianura ungherese (Alföldi iskola). Segue le orme del realismo magico di Mihály Munkácsy, adattandolo al suo stile postimpressionista ed espressionista. Compie i suoi primi studi (1885-1888) alla Scuola di disegno ”Mintarajziskola” di Budapest per proseguire poi all’Accademia di Belle Arti di Monaco. Al suo rientro in Ungheria diviene allievo della Scuola Mesteriskola di Gyula Benczúr. Tra i suoi insegnanti ci sono Bertalan Székely, Károly Lotz. Dopo numerosi premi e mostre dal 1902 al 1903 dipinge alla colonia artistica di Nagybánya, tuttavia non ne diviene membro. Compie un viaggio di studio a Parigi, Roma ed in Olanda. Dopo il suo rientro in Ungheria aderisce alla colonia artistica di Szolnok. Si stabilisce in campagna nei pressi di Szentes. All’inizio degli anni 1920 condivide il proprio atelier con István Nagy. Nel 1937 viene eletto membro onorario della Szinyei Merse Pál Társaság. Lascia in eredità le proprie opere al Museo di Szentes, il quale nel 1949 prende il nome dell’artista, divenendo Museo di József Koszta.
 
“Come un pittore, tipografo, fotografo, scenografo e architetto, Laszlo Moholy-Nagy è stata una delle intelligenze più creative del nostro tempo”. (Herbert Read)
László Moholy-Nagy (1895, Bácsborsód – Chicago, 1946)
László Weisz, in arte László Moholy-Nagy, fu un pioniere delle arti visive in tutte le loro sfaccettature. Nato in Ungheria nel 1895, dopo aver studiato legge all’Università di Budapest e aver combattuto durante la guerra nell’esercito austroungarico, nel 1919 scappò dall’Ungheria per ragioni politiche e si rifugiò in Germania, a Berlino, che negli anni Venti era il centro di un intensa vitalità artistico-politica, qui si svilupparono le maggiori avanguardie internazionali, tra cui l’espressionismo e il dadaismo. A Berlino confluirono numerosi pittori come Kasimir Malevich, El Lissitzky, Alexander Rodchenko e Theo Van Doesburg, tutti artisti, insieme a Tatlin e Kandinsky, dai quali Moholy-Nagy fu particolarmente attratto, così come dalle avanguardie russe (Suprematismo e Costruttivismo). Furono questi gli spunti che fecero maturare la sua riflessione sulle infinite risorse della forma e del movimento. Dal 1921 in poi, i suoi dipinti si spogliarono di riferimenti, per lasciare spazio all’esplorazione del colore, della superficie, della luce e della trasparenza.
Grazie alla conoscenza di Lucia Schultz, fotografa di talento e sua moglie dal 1922, l’artista si interessò sempre con maggior attenzione alla fotografia come nuovo mezzo artistico dalle potenzialità rivoluzionarie. I suoi esperimenti con la macchina fotografica lo portarono a creare foto-collage, giocare con le inedite vedute a volo d’uccello, con prospettive insolite in diagonale e a ritaglio, a sperimentare il processo fotografico di esporre carta sensibile alla luce, e a realizzare i suoi celeberrimi fotogrammi (una vastissima produzione che dal 1922 continuò fino al 1946). Il fotogramma era già stato impiegato per le sue qualità intrinseche nei primi anni Venti, in particolare da Christian Schad e Man Ray. Tecnicamente, Moholy-Nagy usò due metodi di produzione: il primo consisteva nel mettere gli oggetti direttamente su una speciale carta fotografica e di esporre il tutto alla luce naturale o artificiale; il secondo prevedeva l’uso della una camera oscura, grazie alla quale l’evoluzione delle forme non era più visibile in tempo reale e il risultato non poteva che essere osservato dopo lo sviluppo e il fissaggio del test.
Fulcro dell’opera moholynagyana divenne la costante esigenza di “trasformazione dell’oggetto” a partire dalla radicale sfida alle classiche norme della prospettiva sino a giungere al totale rovesciamento tonale delle stampe. Nel 1922, grazie all’incontro con Walter Gropius, entrò a far parte dell’avanguardia tedesca della Bauhaus della Repubblica di Weimar. In tale contesto, Moholy-Nagy portò ancora più avanti la propria riflessione sull’avanguardia, nonché il suo interesse per il materiale tipografico, la fotografia e il fotomontaggio, la sua conoscenza del costruttivismo. Egli partecipò attivamente in questo periodo alla costituzione dell’immagine della scuola, progettando l’identità visiva per la sua casa editrice, dove si combinano un cerchio, un quadrato e un triangolo, forme geometriche fondamentali nella progettazione del Bauhaus.In collaborazione con Gropius, sviluppò inoltre e pubblicò la serie di 14 “Bauhausbücher” (i libri del Bauhaus), manifesto della scuola stessa.
Dopo l’ascesa del nazismo, nel 1933, si recò a Londra, dove si dedicò quasi esclusivamente alla pubblicazione di opere sull’esperienza artistica del Bauhaus; mentre nel 1938, grazie all’aiuto di Walter Gropius, si stabilì negli Stati Uniti, in particolare a Chicago, per dirigere una nuova scuola di design, che verrà chiamata dallo stesso Moholy “The New Bauhaus” (il futuro “Chicago Institute of Design”). L’anno successivo, nel 1939, Moholy aprì, con il supporto finanziario dell’American Container Corp, la scuola d’arte americana “The School of Design”, in cui l’artista ungherese cercò di trasmettere i concetti pedagogici del Bauhaus.
Negli anni dell’insegnamento, Moholy-Nagy rafforzò tutti i concetti di comunicazione visiva maturati nell’esperienza tedesca e divenne un precursore della cosiddetta “op art” (“optical art”), movimento artistico sviluppatosi a livello internazionale a fine anni Cinquanta, fondato sull’indagine critica dei principi della visione ottica e sulla teoria della percezione visiva, collegato anche alla cosiddetta “arte cinetica” (ossia la sperimentazione delle possibilità di moto dell’oggetto artistico).
Morì nel 1946, affetto da leucemia, poco prima della pubblicazione del suo ultimo fondamentale libro, “Vision in Motion”.
 
Mihály Munkácsy (1844, Munkács – 1900, Endemich)
Pittore
Dopo aver studiato a Budapest, sotto la guida Elek Szamossy e a Vienna presso l’Accademia di Belle Arti, nel 1866 si trasferisce a Monaco per spostarsi nuovamente nel 1867 a Parigi, dove scopre i lavori di Gustave Courbet che lo impressionano particolarmente. Esaurita la borsa di studio a Parigi, si trasferisce a Dusseldorf presso il pittore Ludwig Knaus. Espone al Salon di Parigi nel 1870 ottenendo un successo inaspettato, aggiudicandosi la medaglia d’oro con il quadro "Ultimo giorno di un condannato". L'anno seguente le sue "Filacciatrici" hanno ugualmente una lusinghiera accoglienza. Munkácsy decide allora di stabilirsi nella capitale francese. Qui incontra un amatore d'arte, il Barone de Marches, e accetta di andare a vivere presso di lui a Colpach, in Lussemburgo per rientrare poi a Parigi, dove ha come allievo il connazionale József Rippl-Rónai. All'Esposizione Universale del 1873, che si tiene a Vienna, il successo gli arriva in modo clamoroso e dal 1876 la sua fama e il favore con cui vengono accolti i suoi lavori non smentiscono tale successo. Sono anni dorati. Munkácsy conduce una vita elegante e costosa, dipinge grandi episodi biblici, ritratti e scene d'interni parigini. Attorno a lui l'onda dell'impressionismo sale, ma Munkácsy non l'accetta mai. Dal 1886 pertanto, comincia a "passare di moda". In quell'anno, però, il Governo austriaco lo incarica di realizzare un pannello del soffitto del Museo di Belle arti di Vienna: "L'apoteosi del Rinascimento", al quale lavora fino al 1870, e nel 1869 il Governo ungherese gli commissiona la grande tela "La Conquista del Paese", per il Parlamento di Budapest, che era allora in costruzione. Lavora sino al 1893, malgrado il suo stato di salute che, già compromesso dal 1890, continua a peggiorare: ai suoi problemi di schiena si sommano problemi mentali. Ma tutto ciò non gli impedisce di assistere nel 1895 ai festeggiamenti per il millenario dell'Ungheria. A partire dal 1897 viene ricoverato in una casa di cura e poi internato in un ospedale psichiatrico a Endenich, presso Baden-Baden, dove poi si spegne.
 
István Nagy (1873, Csíkmindszent – 1937, Baja)
Pittore ungherese (paesaggista, ritrattista). È considerato uno dei rappresentanti più originali della corrente realista e costruttivista della pittura moderna ungherese. Viene scoperto dal pittore e critico d’arte Gusztáv Kelety. Studia presso la Scuola di disegno ”Mintarajziskola” di Budapest, poi a Monaco e a Parigi. Compie un viaggio di studio di 8 mesi in Italia.La sua prima mostra individule si tiene nel 1902 a Csikszereda. Durante la guerra sul fronte realizza dei ritratti. Nel 1919 si trasferisce a Budapest, dal 1920 dipinge sulla Grande Pianura ungherese, prima a Szentes poi a Kecskemét e a Baja. La sua mostra collettiva del 1923 riscuote grande successo. Nel 1933 si stabilisce definitivamente a Baja. Nel 1924 viene insignito del Premio Szinyei Merse Pál, nel 1936 del Premio Beczkói Bíró Henrik. Le sue opere, oltre 4.000 mila, sono custodite in Romania, Serbia ed in Ungheria.
 
 
Judit Riegl (1923, Kapuvár)
pittrice ungherese naturalizzata francese.
Dal 1941 al 1946 studia all’Accademia di Belle Arti di Budapest, sotto la guida del noto pittore ungherese István Szőnyi. Dal 1946 al 1948 soggiorna a Roma presso l’Accademia d’Ungheria in Roma con una borsa di studio del governo ungherese. Nel 1950, dopo otto tentativi falliti, riesce ad emigrare in Francia, e stabilirsi a Parigi, dove ben presto entra a fare parte del gruppo surrealista parigino, gravitante attorno alla figura di André Breton. La sua prima mostra personale si tiene nel 1954 presso la Galerie L’Étoile scellée. La prefazione del catalogo relativo è scritta da Breton che la ripubblicherà nel 1965 nella sua opera intitolata “Le Surréalisme et la peinture”. Dal 1958 al 1965 realizza la serie dei “Guano”. Nel 1963 si stabilisce a Marcoussis (Ile de France) dove vive e lavora tuttora. Dal 1966 incomincia una serie di torsi, dal 1973 al 1980 la serie intitolata “Déroulement”. Nel 1983 partecipa alla mostra itinerante “Vingt ans d’art en France” che oltre alla Francia prosegue in Germania ed in Italia. Nel 2004 e nel 2010  le viene dedicata una retrospettiva rispettivamente presso Le Musée de Soissons, e Le Musée des beaux-arts de Nantes. In Ungheria espone solo dal 2000. Diverse sue opere sono custodite presso Le Centre national d’art et de culture Georges- Pompidou (Parigi), al Museum of Modern Art (New York), al Metropolitan Museum of art (NewYork), alla Tate Modern (Londra) , al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris ed il Museo di Belle Arti di Budapest.
 
József Rippl-Rónai (1861-1927)
unanimemente considerato dalla critica l’iniziatore della pittura moderna ungherese.
Pittore, grafico e decoratore di formazione europea e amico fraterno di Aristide Maillol, Rippl-Rónai dialogò alla pari con i Nabis guadagnandosi pure la stima di Gauguin, nonché il soprannome “il nabi ungherese” (Maillol)
Dopo aver cominciato la sua formazione a Monaco (Accademia di Belle Arti), nel 1885 vince il secondo premio nel concorso di disegno del Magyar Szalon di Budapest e nel 1886 dipinge la sua prima opera importante: Ragazza con racchetta. Tuttavia l’ambiente accademico tedesco non si addice al suo temperamento artistico molto istintivo e, grazie ai contributi del Consiglio Nazionale Ungherese delle Belle Arti, si reca a studiare a Parigi, dove vive per quindici anni. Qui conosce il connazionale Mihály Munkácsy, già affermato pittore, che lo invita a lavorare come assistente presso il proprio atelier. Per tre anni Jόzsef copia i quadri del maestro destinati a collezionisti americani visitando, nel tempo libero, gli studi degli artisti ancora sconosciuti al grande pubblico. Nel 1889 trascorre l’estate a Pont –Aven dove scopre finalmente un modo di dipingere che lo entusiasma. Lascia quindi l’atelier di Munkácsy. Nel 1889, dopo aver cambiato il cognome in Rónai, espone per la prima volta al Salon di Parigi, in qualità di allievo degli artisti Munkácsy, Bouguereau e Robert-Fleury. L’anno seguente conosce Aristide Maillol, con il quale strinse un’amicizia profonda e duratura. L’artista si unisce allora al gruppo dei Nabis. Affitta un appartamento a Neully e nel 1892 dipinge uno dei suoi capolavori: Donna con gabbietta. Partecipa alla quinta esposizione dei Nabis del 1893.
Verso la fine del secolo Rippl-Rónai, ormai noto non solo come pittore ma anche come litografo, decoratore e disegnatore di tappezzerie, cerca in vari modi di farsi conoscere anche nel paese natale, dove fa rientro ed espone presso il Salone Nazionale. Nel 1900 ha luogo la sua prima esposizione pubblica, presso l’Hotel Royal, a Budapest. Negli anni successivi viaggia ed espone in Europa e in Russia, apre il proprio atelier a Kaposvár e continua a partecipare alle principali esposizioni europee a Berlino, Monaco, Torino, Venezia, Parigi, Budapest: qui, nel 1906, riceve il premio dell’Associazione Nazionale Ungherese di Belle Arti. Due anni dopo fonda, con Pál Szinyei Merse e Károly Ferenczy, il Circolo degli Impressionisti e Naturalisti Ungheresi e è tra i fondatori dell’impresa di arti decorative di Budapest, chiamata Műhely.
 
György Román (1903, Budapest – 1981, Budapest)
Scrittore, pittore. Nel 1921 diviene allievo di István Réti all’Accademia Reale Ungherese di Belle Arti. Nell’estate e l’autunno del 1924 soggiorna alla colonia artistica di Nagybánya. Nel 1930 compie un viaggio di studio tra Vienna, Berlino e Parigi. Nel 1932 si tiene la sua prima mostra collettiva presso il Museo Ernst con Edith Basch, István Dési Huber, Pál Fried, Tibor Gergely, János Réfi Kády, Sándor Mikus. Nel 1932 la famiglia lascia l’Ungheria per stabilirsi a Shangai per rientrare nel 1937 in Ungheria. Diviene noto al pubblico come pittore e scrittore nella seconda metà degli anni ’40. Nel 1947 si tiene una sua mostra collettiva, nel 1950 pubblica il suo primo volume di novelle, nel 1951 il suo primo romanzo. Nel 1958 si tiene la sua prima mostra personale presso il Palazzo delle Esposizioni di Budapest. Dal 1961 soggiorna regolarmente presso la Casa Creativa di Szigliget dove dipinge paesaggi e nature morte. Tra il 1967 e il 1978 ha numerose mostre personali. Nel 1979 la Televisione Ungherese di stato gli dedica un documentario a cura di Márta Kende. Nel 1980 viene pubblicato un volume sulla sua vita e attività artistica a cura di János Frank.
 
János Tornyai (1869, Hódmezővásárhely – 1936, Hódmezővásárhely)
Pittore, maestro illustre della Scuola della Grande Pianura Ungherese (Alföldi iskola)
Tra il 1886-1889 studia presso la Scuola di disegno Mintarajziskola di Budapest, sotto la guida di Bertalan Székely, Károly Lotz e János Greguss. Tra il 1894-96 studia all’ Académie Julian di Parigi. Risente molto dell’influenza di Mihály Munkácsy che considera il suo idolo nonché maestro. Tra il 1896-97 compie un viaggio di studio in Germania ed in Italia. La sua tematica ruota attorno alla povertà dell’inizio secolo, nonché attorno alle figure storiche. Nel 1919 si trasferisce a Budapest e spesso si reca a Szentendre per dipingere. Partecipa attivamente alla vita artistica di Budapest. Si interessa sempre di più della pittura plein air. Riceve numerosi premi sia in Ungheria sia all’estero.
 
László Mednyánszky (1852, Beckov – 1919, Vienna)
Pittore.
Dopo gli studi superiori a Kežmarok, Mednyánszky si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera nel 1872-1873. Insoddisfatto di Monaco, si trasferisce a Parigi per frequentare l'École des Beaux-Arts. Dopo la morte del suo professore, Isidore Pils, nel 1875, lascia l'École e comincia a dipingere in proprio a Montmartre. Torna a Nagyőr dopo il 1877 per continuare a dipingere, e successivamente viaggia molto in Europa prima in Alta Ungheria, sua terra natale, poi visita Budapest, Vienna, Parigi. Nell'autunno del 1877 soggiorna a Szolnok, città che era punto di riferimento degli artisti ungheresi dell'epoca, in seguito fa un lungo viaggio in Italia dal 1878. Negli anni successivi vive sempre tra Parigi e Nagyőr: continua sempre a lavorare pur avendo esposto una sola volta nel 1897 presso la galleria di Georges Petit. Negli anni tra il 1905 e il 1911 vive a Budapest, per poi trasferirsi a Vienna. Allo scoppio della prima guerra mondiale, Mednyánszky è di nuovo a Budapest. Lavora come corrispondente di guerra sulle linee austro-ungariche in Galizia, in Serbia e in Alto Adige e rimane gravemente ferito al fronte. Nella primavera del 1918 torna a Nagyőr per riprendersi dalle ferite riportate in guerra ma la sua salute non migliora e dopo aver trascorso ancora qualche mese di lavoro a Budapest, muore nella primavera del 1919 a Vienna.
Le opere di Mednyánszky si riconoscono in gran parte nella tradizione impressionista, con influenze provenienti dal Simbolismo e dall'Art Nouveau. Le sue opere raffigurano scene di paesaggi naturali nelle diverse stagioni e suoi soggetti preferiti sono i poveri, come i contadini e gli operai. Lo sfondo preferito delle sue opere sono i paesaggi della sua terra, la Slovacchia, dai Carpazi alla Grande pianura ungherese. Dipinge anche i ritratti di suoi parenti e amici, e di molti soldati mentre è corrispondente di guerra. Molte sue opere sono attualmente esposte nella Galleria Nazionale Slovacca di Bratislava e al castello di Strážky, che è stato donato allo stato dalla nipote Margita Czóbel nel 1972, altre si trovano alla Galleria Nazionale Ungherese a Budapest. Tuttavia un gran numero delle sue opere sono andate distrutte durante la seconda guerra mondiale.
 
 
József Nemes – Lampérth (1891, Budapest – 1924, Sátoraljaújhely)
Pittore, grafico. Una delle figure più originali dell’Avanguardia ungherese.
Dopo aver studiato alla Scuola d’arte applicata di Budapest sotto la guida di Manó Vesztróczy e all’Accademia di Belle Arti di Budapest sotto la guida di István Bosznai e Tivadar Zemplényi, aderisce alla colonia artistica di Nagybánya e vive tra Budapest e Parigi. Diviene una delle figure più originali dell’Avanguardia ungherese. Il suo stile viene spesso paragonato a quello di Cézanne e dei fauves. Dipinge prevalentemente ritratti, paesaggi e nudi, ma sono altrettanto note anche le sue nature morte. Nel 1917 partecipa alla collettiva presso il Salone Nazionale. Nel 1920 emigra a Berlino, dove conosce Alfred Gustav Ekstrom che diventa il suo mecenate. Successivamente si sposta in Svezia ma per il degenerarsi della sua malattia mentale viene ricoverato al manicomio prima in Svezia poi in Ungheria. Muore presso il manicomio di Sátoraljaújhely.
 
István Szőnyi (1894-1960)
Pittore, grafico
Studia a Budapest nonché alla colonia artistica di Nagybánya sotto la guida di Károly Ferenczy e István Réti. La sua prima collettiva si tiene nel 1920 presso il Museo Ernst di Budapest. Nel 1923 si stabilisce a Zebegény e questa sua trasferta segnala un cambiamento anche nel suo stile. I quadri di Szőnyi assumono un aspetto più lirico, armoniaco e idilliaco. Tema ricorrente dei suoi quadri diventano il paesaggio locale e le scene quotidinae dei contadini. Dagli anni 1930 incomincia ad utilizzare la tecnica della pittura a tempera con colori chiari, delicati. La sua arte riflette lo stile del Post-Nagybánya. Nel 1941 riceve la corona Corvin per la sua attività. Durante la seconda guerra mondiale si unisce alla Resistenza e salva numerosi ebrei per cui nel 1986 riceve il Premio ai Giusti tra le nazioni dall’Israele. Nel 1949 viene insignito del Premio Kossuth. Dopo la sua morte il suo atelier di Zebegény diviene casa commemorativa.
 
Lajos Vajda (1908, Zalaegerszeg – 1941, Budakeszi)
Pittore. Dal 1927 al 1930 studia all’Accademia di Belle Arti di Budapest sotto la guida di István Csók. Dal 1930 al 1934 studia insieme a Fernand Léger che gli fa scoprire il cubismo ed il surrealismo. Successivamente vive e lavora a Szentendre. Seguendo le orme di Béla Bartók e Zoltán Kodály, si ispira alla cultura ed arte tradizionale. Nelle sue opere ricorre spesso a simboli religiosi, a motivi architettonici e artistici tradizionali, mescolando questi ultimi con degli elementi astratti, figurativi o surrealisti. I suoi ultimi disegni raffigurano gli orrori della Seconda guerra mondiale. Essendo di origine ebraica viene deportato nei campi di lavoro forzato. Muore nel 1941 di tubercolosi.
 
Erzsébet Vaszkó (1902, Nagykikinda – 1986, Budapest)
Pittrice, grafica applicata. Tra il 1925-29 studia all’Accademia di Belle arti di Budapest sotto la guida di János Vaszary. La sua prima esposizione si tiene nel 1931. Nel 1940 espone alla Biennale di Venezia. Negli anni ’60 dipinge alla colonia artistica di Szentendre, presso l’atelier di Géza Fónyi.
 

 

 

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