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Giornata mondiale della Poesia

 

Martedì 21 marzo p.v. torna a Roma la "Giornata mondiale della poesia", organizzata dall'EUNIC per la sua quarta edizione. L'evento prevede un reading (L’Europa in versi) di 11 poeti provenienti da altrettanti paesi (Austria, Bulgaria, Germania, Italia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Ungheria). La serata moderata da Maria Ida Gaeta, direttrice della Casa delle Letterature avrà luogo presso l'Accademia d'Ungheria in Roma (Palazzo Falconieri – Via Giulia), alle ore 19.30. Interventi musicali a cura di Rafael Arias Fernandez.
Tra gli altri poeti che presenzieranno al reading ricordiamo: Michael Hammerschmid (Austria), Georgi Gospodinov (Bulgaria), Daniela Danz (Germania), Claudio Damiani (Italia), Janusz Kotański (Polonia), Denisa Comănescu (Romania), Dana Podracká (Slovacchia), Maja Vidmar (Slovenia), Menchu Gutiérrez (Spagna), Michael Fehr (Svizzera). L'Ungheria sarà rappresentata dal poeta János Áfra.
 
 
János Áfra, appena trentenne, ha già conquistato una grossa fetta di pubblico con la sua prima raccolta di poesie, Glaukóma (2012), vincitrice del premio Makói Medáliák e del Gérecz Attila. Két Akarat (“Due volontà”, 2015) è la sua seconda raccolta: cinquanta poesie divise in sei capitoli, Bambino e guinzaglio, Il ritmo della ricerca, Due tipi di amore, La promessa del vuoto, Se cominciassimo adesso, Chi finisce, che girano intorno alla questione chiave del titolo: le due volontà di una relazione (amorosa), che finiscono per creare incomprensioni, delusioni, separazione. Áfra scrive poesie dall’età di undici anni. Studia pittura e poi Lingua e Letteratura ungherese all’Università di Debrecen, dove frequenta anche lezioni alla Facoltà di Filosofia. Conseguito un dottorato di ricerca in Letteratura, oggi è membro del Circolo ”Attila József” e lavora come redattore della rivista letteraria ”Alföld”.
 
János Áfra: Distorsione (A torzulás íve, trad. a cura di Francesca Ciccariello)
 
un libro per il suo sesto compleanno, questo ho potuto mandargli
dall’ospedale, non capisce certo, cos’è quel cerchio ondulato
accecante sul foglio, non vede ancora il collegamento
con la massa distante, incandescente, dentro cui prima
aveva provato tante volte a guardare, solo poi intuirà, e si stupirà
che quel qualcosa rende visibile la carta, ma mio figlio ora
sa solo sfogliare, prova a immaginare che da qualche parte,
ancora più distante anche di me, ci sono altri astri,
che nel nostro giardino non c’entrano, ma neanche
nel giardino più grande del mondo, certo per lui ora lo spazio
grande è
quanto quello proiettato dinanzi al nostro televisore a colori
al quale poi dovrà adattare i pianeti, le lune
che gli girano intorno e le stelle distanti, e dopo
capisce che anche il Sole è solo uno tra quelli, peraltro
nemmeno il più luminoso, può iniziare tutto dall’inizio, e questo
accadrà,
molto dopo la mia radioterapia, anzi dopo la mia decomposizione,
e già non terrò i miei occhi su di lui, perché non ci saranno,
ma a natale mi guarderò intorno, dal letto di casa,
sfoglierò il libro d’astronomia che gli ho mandato
per il compleanno, leggerò l’ultimo racconto di fantascienza,
allora anche lui conoscerà il taglio a sei punti sulla mia pancia,
gli verrà in mente la buia volta celeste, proverò a restare
seduto sul letto vaneggiando, proverò a dargli Il Piccolo Principe,
mentre senza che se ne accorga imparerà ad avere paura
dei buchi neri, e così non ci saranno sorprese, se sparirò
senza lasciar traccia 

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